Domenica, 16 Dicembre 2018

Donna incinta: posti a sedere e priorità nella fila, quali diritti?

Pubblicato in Rassegna Stampa Lunedì, 19 Marzo 2018 00:00

NOSTROFIGLIO.IT - intervista avv.Emanuela Astolfi, presidente Avvocato del Cittadino

 

Dovrebbe essere buona educazione far sedere una donna incinta sui mezzi pubblici o cederle il posto in fila al supermercato. Troppo spesso però questo non succede. È nostro diritto avere la precedenza quando siamo in attesa di un bambino? Lo abbiamo chiesto a Emanuela Astolfi, presidente dell’associazione “Avvocato del Cittadino”.

 

Quando il pancione è ormai evidente, le caviglie gonfie e la schiena dolorante, trovare qualcuno che ci faccia scavalcare la fila al supermercato o che ci lasci il posto sull’autobus è purtroppo solo una questione di educazione e di cortesia.
Sì, perché non esiste alcuna norma giuridica che stabilisce il diritto di precedenza per le donne in gravidanza.

Nessun diritto di precedenza in fila o sul bus

«Il diritto di passare avanti mentre si è in fila o di avere un posto riservato sui mezzi pubblici non esiste né per le donne incinte e né per le persone anziane o con disabilità», spiega l’avvocato Emanuela Astolfi, presidente dell’associazione “Avvocato del Cittadino”.

«Il buon senso ci dovrebbe suggerire che nel caso di una donna in stato interessante sia opportuno farla sedere o darle la precedenza, ma purtroppo non c’è nessun tipo di prescrizione normativa che lo imponga. Fortunatamente pochi sanno che non esiste alcun diritto istituto dalla legge neanche davanti a cartelli in cui si invita a lasciare libero il posto».

Se incontriamo persone che non vogliono farci passare avanti, dobbiamo però ricordare che non commettono nessun illecito e non vanno contro nessuna norma. Dare la precedenza è un dovere morale che fa leva sul buon senso e sulla buona educazione, ma è non un obbligo.

 

La precedenza per gli esami medici

L’unica situazione in cui la donna ha diritto ad avere la precedenza riguarda le liste d’attesa per gli esami prescritti nel corso della gravidanza. « Quando una donna deve fare un controllo, il medico può inserire nella prenotazione un codice particolare che garantisce l’urgenza e permette di eseguire prima possibile l’esame. Se però le liste d’attesa sono comunque troppo lunghe, allora bisogna inviare una richiesta scritta alla Asl di competenza in cui si chiede di fare l’esame in una struttura pubblica entro il termine stabilito dal medico. Se la Asl non risponde o comunque non può garantire dei tempi rapidi, la donna può rivolgersi a un privato e domandare il rimborso del costo della visita al servizio sanitario».

L’importante è avvisare sempre la Asl con una lettera scritta prima di eseguire esami a pagamento, in modo da poter poi essere rimborsati. «Di norma non si dovrebbe aspettare oltre 30 giorni per le visite mediche e 60 giorni per gli esami diagnostici. Ma nella gravidanza ci sono determinati limiti temporali da rispettare».

 

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